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Presenza di disturbi
del ritmo cardiaco
Esami strumentali: quali, quando e a chi? Il paziente che si presenta con un
disturbo del ritmo cardiaco può riferire
sintomi di natura molto diversa: senso di
“assenza del battito”, dispnea di durata più
o meno importante, vertigine, sincope,
cardiopalmo/palpitazioni. Per avere
idea della problematica di fronte a cui ci
troviamo è fondamentale una ricostruzione
dettagliata dei sintomi, della loro durata,
della modalità di presentazione del disturbo,
se accompagnato più o meno da sintomi
prodromici e il grado di sensibilità del
paziente alla sintomatologia. Gli strumenti
che abbiamo per eseguire una corretta
diagnosi del problema sono gli esami
strumentali:
L’ECG dinamico Holter delle 24 ore:
esame di prima esecuzione in quasi
tutti i disturbi del ritmo cardiaco, sia a
carattere tachiaritmico che bradiaritmico.
È molto utile in quei casi in cui il disturbo
sia quotidiano (o si ripeta anche più volte
durante la giornata) e sia facilmente
riproducibile dal paziente stesso.
L’ECG dinamico Holter di lunga durata
(48 h, 7 gg, 15 gg, ecc…): da effettuarsi
quando il disturbo si verifica con una
frequenza non quotidiana ma comunque
Utilizza il servizio “L’Esperto Risponde”: www.periltuocuore.it/espertorisponde Loop recorder: monitoraggio di durata
non rara per cui un monitoraggio
prolungato è consigliabile.
lunghissima in situazioni in cui il disturbo,
sia esso di carattere tachicardico sia di
carattere sincopale e/o lipotimico, tende
a presentarsi ogni 4-5 mesi per cui non
6 identificabile con monitoraggi brevi.

